La presa di una mano di terzaroli è fondamentale quando il vento rinforza e la barca diventa ingestibile perché la sua tendenza all'orza diventa ingestibile.
Partiamo dalla definizione del suo significato.
Prendere una mano di terzaroli vuol dire effettuare la riduzione dell?esposizione al vento della randa di un terzo della sua superficie totale.
In apparenza può sembrare una operazione banale e di poco effetto, ma in realtà non è cosi. Analizziamo quando si prende e quali sono le interazioni e le conseguenze in barca.
Mentre si naviga a vela se si ha un buon rapporto tra la barca, il vento e le vele otteniamo come risultato la nostra andatura, questo si può paragonare a quello degli ingranaggi di un orologio cioè armonico e strettamente interconnesso.
Quando emerge l?esigenza di ridurre la velatura vuol dire che qualcosa è cambiato in questa sinergia. Il vento è l?elemento che agisce sulla barca e, come il carburante per un motore a scoppio, agisce esso stesso come propulsore ed origine del movimento di un?unità a vela. Quando rinforza eccessivamente si rompe questa alchimia. Questa situazione che possiamo definire come una anomalia, richiede il nostro intervento per ripristinarla il corretto rapporto tra tutti gli elementi in gioco.
I primi effetti che notiamo a bordo sono l?eccessivo sbandamento (dato dalla pressione del vento sulle vele ) e la durezza del timone a causa della troppa resistenza della pala sull?acqua ed una ostinata tendenza della nostra prua all?orza, cioè verso il vento, la deriva sollevandosi sempre a causa dello sbandamento diminuisce la sua resistenza allo scarroccio rallentandone la velocità e modificando la direzione. Anche le vele non portano più nel modo corretto poiché il vento fugge in parte verso l?alto diminuendo lo scorrimento laminare e quindi la portanza.
Procediamo ora praticamente alla riduzione della randa rispettando la sua procedura. Per prima cosa devo dispormi in andatura di bolina con un angolo di 45/50 gradi rispetto alla provenienza del vento: questo mi permette di mantenere il boma all?interno dello scafo consentendo di lavorare più agevolmente. Successivamente devo eliminare le forze che tirano il boma verso il basso: devo quindi lascare (mollare) il vang e la scotta randa. Prima di procedere a questa manovra, devo ricordarmi di mettere in forza (tirare) l?amantiglio che sosterrà il boma impedendogli di precipitare in pozzetto e colpire un membro dell'equipaggio. Mettendo in forza l'amantigliio, inoltre, solleviamo la varea del boma con conseguente alleggerimento dei garrocci sull?inferitura.
A questo punto manderemo un membro dell?equipaggio a piede d?albero dal lato sopravvento per metterlo in sicurezza: in caso di necessità può appoggiarsi su di esso. Dopo aver messo la drizza della randa in chiaro ed averla posizionata sul winch, inizieremo a lascare la drizza randa fino a che la persona a piede d?albero possa incocciare la brancarella della prima mano al collo d?oca, che stando sopravvento viene richiamata naturalmente verso l?alto.
Abbiamo realizzato un nuovo angolo di mura, ora cazzando la borosa della prima mano, diamo origine ad un nuovo angolo di scotta che insieme al nuovo angolo di mura crea la nuova base. Cazzando nuovamente la drizza randa, restituiremo tensione all?inferitura.
Possiamo quindi cazzare nuovamente il vang, regolare la scotta randa e mollare l?amantiglio e far rientrare in pozzetto chi stava a piede d?albero.
Durante tutta questa operazione non abbiamo avuto bisogno di accendere il motore in quando l'andatura è stata mantenuta grazie alla vela di prua: il fiocco o il genoa. Proprio a quest'ultima dobbiamo prestare ora la nostra attenzione dopo aver concluso la riduzione della randa.
Innanzi tutto dobbiamo riprendere in considerazione il concetto di centro velico e centro di deriva. Ogni imbarcazione ha un proprio equilibrio dato dal progetto di costruzione. Per centro velico si intende il punto di applicazione della forza del vento sul piano velico e per centro di deriva il punto di applicazione della forza idrodinamica sull?opera viva. La barca è in equilibrio quando possiamo rappresentare i due centri sulla stessa verticale. Questo approfondimento è necessario per sottolineare che quando abbiamo preso la mano di terzaroli, avendo la randa ridotta, il centro velico si sposta verso la prua rendendo la barca più poggiera. Per ristabilire l?equilibrio originario bisogna procedere anche con la riduzione della vela di prua. Se siamo dotati di rolla-fiocco lo avvolgeremo parzialmente oppure sarà necessario procedere alla sua sostituzione con una vela più piccola.
Qualora il vento dovesse ulteriormente intensificare procederemo allo stesso modo prendendo una seconda mano di terzaroli, fino a chiudere completamente le vele, ma questa è un?altra storia...